|
DOMANDA
Allora, intanto grazie
per l'invito, spero di non distogliervi
troppo dal lavoro che avrete, sicuramente,
da fare.
A Figurati,
ci hai appena dato un ottima scusa per non
farlo.
B (ride)
D
Allora un paio di
note di servizio; chi di voi mi parla del
doppiaggio?
A (si
volta verso B) Faccio io?
B Per
me va bene.
A (annuisce)
Sono il tuo uomo (sorride).
D
(sorrido) Allora tu sei
B
(Mi interrompe ridendo) NO! Io resto la
sua donna!
(Risate)
D
Cominciamo allora. A, dimmi, in cosa consiste
il tuo lavoro.
A
Allora, inizio con il dire che il nostro
lavoro è lo stesso in quanto sia
che si parli di doppiaggio che di sotto
titoli. Il lavoro e sempre uno solo, ossia
quello dell'adattamento del testo.
L'adattare consiste in quella operazione
di traslazione di concetto da un contesto
culturale ad un altro.
D
Non è chiaro.
A
Ti faccio subito un esempio allora, se tu
vuoi dire "sì" senza parlare,
come fai?
D
(ci penso un secondo poi annuisco)
A
Esattamente, ma cosa mi diresti se io ti
informassi che questo gesto in India vuol
dire "no"? Ecco, il problema dell'adattamento
è sostanzialmente questo: ossia rendere
fruibile e comprensibile a tutta una fascia
di persone , che presuppongo di cultura
e livello intellettivo eterogeneo, quello
che accade sullo schermo, a prescindere
da quello che essi possano o non possano
sapere.
D
Ma il gesto
B
Era chiaramente solo un esempio, i casi
del genere sono estremi, ma parlando più
terra terra, come faresti a far capire un
proverbio? Un gioco di parole? Una barzelletta?
D
Bè suppongo
Sostituendolo con
uno di uguale significato italiano
A
E avresti fatto il primo errore dell'adattatore
dilettante, in quanto avresti un giapponese
che dice "il diavolo fa le pentole
" eccetera scordandoti che i giapponesi
il diavolo non lo hanno! Comunque stiamo
divagando, torniamo alla tecnica base.
La prima fase del lavoro dell'adattatore
avviene con la visione del materiale nella
sua forma originale.
D
In lingua originale vuoi dire?
A Esatto, la
prima volta lo vedi, con tutta probabilità,
senza traduzione, quindi capisci a grandi
linee quello che succede ma non puoi essere
certo di quello che accade realmente.
Quando ti viene passata la traduzione cominci
a vedere il testo sotto un'altra luce, cominci
a capire le sfumature, i "colori"
dei personaggi.
Finalmente capisci perché quando
Tizio dice quella frase Caia gli da uno
schiaffo e così via.
Bada ancora non ho parlato di adattamento,
quella parte comincia appena adesso.
D
(sorrido) Sono molto spaventato.
A Ne hai ragione,
infatti a seconda dei momenti, il testo
ti metterà di fronte a dei problemi
che vanno dal "Triviale" a "L'inferno
sulla terra" per finire con "Dio!
Perché ho accettato questo lavoro!?"
B (ride) Parli
di quello che penso?
A (scuote la
testa) Lascia perdere, non ne voglio parlare
(mi guarda) non chiedere, non vuoi sapere!
D Me ne guardo
bene
A I problemi,
come ho detto, sono di vario genere, cominciamo
da quelli più tecnici. Le frasi,
come assunto iniziale sono in lingua straniera,
giusto? Bene, il primo problema concerne
la forma della frase dettata dalla lingua
originale.
D
Cioè?
B
Ci sono lingue in cui le frasi hanno costruzioni
grammaticali diversi dalle nostre; per esempio
in giapponese il verbo è sempre alla
fine e la frase principale ( al contrario
che in italiano) sempre in fondo alla frase
stessa, dopo tutte le secondarie.
A
(annuisce) Ecco che saltano fuori i primi
problemi, tutti classificabili sotto la
categoria "che cosa accidenti ha detto?!".
Per non pescare troppo lontano, il giapponese
NON HA PLURALI! Allora ti rendi bene conto
che i dialoghi restano abbastanza indefiniti
se il traduttore non ha la correttezza di
evidenziare questo fatto nelle sue traduzioni.
D
Immagino che questo sia uno scoglio.
A Niente come
quello che segue. Di certo se non ci si
sta attenti, complice anche una serie imprevedibile
di sfighe quali un regista con manie di
grandezza, si rischia di incappare in topiche
clamorose. Per darti un idea a me è
capitato una volta un prodotto in cui, per
via del fatto che non era definito nel testo
la persona con cui ci si rivolgeva ad un
certo personaggio a due minuti dalla consegna
mi sono riguardato il lavoro con il testo
sotto gli occhi e , nel silenzio della stanza
ho commentato "Ah
È un
uomo?"
B (ride)
D
(rido) Che ha detto poi?
B
(ride) Niente di riferibile in questa sede
temo.
A (Scuote
la testa)
D
Insomma il testo prima di tutto; il gradino
successivo?
A Consiste
nel mettersi, mentalmente, dal punto di
vista del regista della storia. Da questo
punto di vista l'adattatore è un
autore frustrato, infatti ha lo stesso potere
di un autore senza averne i diritti.
D
Cioè?
B Cioè,
tecnicamente, io posso far dire quello che
voglio ai personaggi, giusto?
D Giusto.
B No per l'appunto.
Se io facessi così starei dando un
impronta al testo che questo non ha. Se
il regista qui ha fatto fare una pausa ai
personaggi allora lo ha fatto per un motivo
preciso, io non posso mettermi a sindacare!
Io devo vedere, capire e rendere il significato
e il peso di quella pausa nella mia traduzione
del testo.
D
Immagino questo valga anche per le intonazioni
della voce, le smorfie della faccia eccetera,
vero?
B Vero, ma
faccio subito una distinzione fra animazione
e film con attori in carne e ossa. Nel secondo
caso, il linguaggio del corpo è usato
per sottolineare e, a volte sostituire,
i dialoghi.
D
Invece nell'animazione?
A Poiché
parliamo di disegni ( in qualsiasi forma
essi siano), le reazioni FISICHE dei personaggi
tendono ad essere esagerate o poco credibili
rispetto alla realtà.
Primo fra tutto può succedere che
non vi sia corrispondenza fra il testo e
le immagini. Questo, per esempio, perché
in fase di creazione si era deciso che il
personaggio fosse attonito e poi, per qualsiasi
motivo, dal doppiaggio risulta un impressione
diversa.
D
In questo caso come ci si regola?
A
Vale sempre la regola che bisogna rispettare
L'INTENZIONE del regista.
D
Supponendo di avere capito cosa intendesse?
A
Si comincia con l'adattamento del testo
vero e proprio. Sostanzialmente si tratta
di creare frasi coerenti, compiute, conseguenti
e in bel italiano che, come ciliegina sulla
torta, siano della lunghezza giusta per
il doppiatore.
D
Eh? Lunghezza?
A
Pensa all'inglese. Si tratta di una lingua
estremamente sintetica rispetto alla nostra,
ragion per cui le loro frasi rischiano di
essere, tradotte in italiano, con troppe
parole perché il doppiatore possa
dirle rispettando i tempi dei movimenti
delle labbra dell'attore. Ecco quindi i
due estremi di "lungo" e "corto".
D
Errori gravi?
A
Entro certi limiti si. Comunque sono errori
insopprimibili, in un copione standard ci
sono almeno il 10% di frasi lunghe o corte,
variamente assortite.
Dipende da vari fattori, non ultimo dal
modo di parlare del doppiatore che può
essere più o meno veloce.
Faccio un'altra distinzione rispetto all'animazione,
posso?
D
Prego.
A In animazione,
i labiali non corrispondono quasi mai a
sillabe e suoni definiti ( come avviene
nei film), quindi la loro lunghezza è
il solo problema di cui ci si debba preoccupare.
Nei film bisogna anche stare attenti alle
sillabe e alle parole che si usano per evitare
un curioso effetto di "distacco"
fra quello che si vede e quello che si sente.
D
Ma fisicamente come si scrivono le battute?
A Ci si mette
di fronte al televisore, si fa scorrere
la cassetta fino al punto, si toglie il
sonoro e poi si prova la frase più
e più volte finché non funziona.
D
Sembra facile.
A
(si copre la faccia e comincia a mugolare)
B (scuote
la testa sorridendo) Io non direi proprio.
D
Ritiro tutto.
A+B
Grazie.
D
Ma come si capisce se una battuta è
giusta?
A Parli della
lunghezza?
D Non solo,
ma possiamo cominciare con quella se vuoi.
A Come ti ho
detto, non c'è una sicurezza assoluta;
i fattori sono sempre variabili e dipendono
anche da diverse interpretazioni che il
direttore del doppiaggio in sala può
dare alla battuta incriminata.
Tornando all'esempio di prima, se per lui
quel personaggio non era attonito, ma solo
leggermente perplesso, allora la tua battuta
potrebbe essere detta con un intonazione
diversa e risultare lunga o corta a seconda
dei casi.
Intendiamoci, può anche essere giusta
a prescindere, ma non ne avrai mai la certezza
assoluta.
D Ma
cos'è meglio, lungo o corto?
A+B
Giusta!
D No, va bene
Questo è chiaro
Diciamo il
meno peggio?
A
Hmmm
Diciamo lunga. Al limite il direttore
di doppiaggio ci mette una pezza e ci leva
una parola (caso limite). Ma quando è
corta può diventare drammatico!
D
Perché?
A
Perché al direttore di doppiaggio
manca tutto il tuo background di preparazione
del lavoro! A lui arriva un copione che
si presuppone perfetto. Lui non ha un accidente
di idea di cosa intendesse alla battuta
101 il personaggio Tizio! Ragion per cui,
se deve allungare la frase aggiungendo una
parola ( altro caso limite) rischia di tradire
il senso della frase sbilanciandola. Un
macello!
D
Quando parlavo di giusta, prima, non mi
riferivo comunque solo alla lunghezza
A
Capisco dove vuoi arrivare e ti devo dire
che anche qui non c'è una regola
precisa. In linea di massima se una battuta
deve fare ridere deve fare ridere in tutte
e due le lingue e così via. Comunque,
il lavoro è sempre sulle tue spalle.
D (sorrido)Missione
impossibile?
B
(ride) No, ma a volte è molto difficile.
D
Per quanto riguarda gli adattamenti
dei testi, superando il problema della grammatica
e della perfezione del testo, a questo punto
dobbiamo affrontare il problema delle culture
diverse.
A (prende un
grande respiro) Ed è qui che il discorso
si fa complicato sul serio
D Ti
arrendi?
A
Giammai!(ride) Ma che ore sono?
B
Uhm
Quasi ora di pranzo in realtà
Che dite? Si fa una pausa?
D
Il seguito alla prossima puntata!
Pausa per il pranzo!
D Bene, eccoci
qua di nuovo allora. Dicevamo dei problemi
attinenti alla cultura e al contesto dell'opera.
A Esatto, io
mi tolgo subito un pensiero e ti parlo dei
cartoni animati giapponesi; mi sembra di
capire che in fondo ti interessava quello.
D Non solo,
ma effettivamente
A Va bene anche
a me; tra l'altro il giapponese e i giapponesi
sono il paradigma della cultura lontana
da noi un paio di anni luce.
D Sono tutt'orecchi.
A Allora, torno
all'esempio del proverbio di prima. Come
ti ho detto i giapponesi hanno una religione
diversa dalla nostra e, per quanto non completamente,
non hanno una figura negativa come il diavolo.
Intendiamoci, avrebbero i loro demoni eccetera,
ma niente che faccia "le pentole ma
non i coperchi", ci siamo capiti? Bene.
Allora, se io mettessi in bocca ad un giapponese
una frase del genere cosa accadrebbe? In
un primo momento niente, ma rivedendo il
cartone più e più volte, la
sensazione generale sarebbe quella di un
italiano che parla.
D
Bè, è quello che accade in
fondo
A NO! Per l'amor
di Dio non fare quest'errore! Il doppiaggio
non sono personaggi che parlano in italiano!
Sono persone che SENTONO IN ITALIANO!
D
Eh???? [ Okay, a questo punto mi metto pazientemente
a raccogliere la mia mascella
]
A Se tu vedi
una scena di "Sailor Moon" (faccio
solo un esempio) in cui le ragazze stanno
chiacchierando per strada, pensi che sono
delle italiane che chiacchierano per strada?
D
No, ovviamente no
A
Ecco, infatti l'effetto che il doppiaggio
vuole
No, fammi riformulare; DEVE
ottenere, è quello di dare l'impressione
a chi vede che quelle siano delle giapponesi
che parlano giapponese e che TU spettatore
per uno strano artificio hai IMPARATO E
CAPISCI ALLA PERFEZIONE IL GIAPPONESE.
D
..
A
Per questo ti ho detto che si tratta di
persone che ASCOLTANO e non di persone che
PARLANO. L'effetto che si vuole ottenere
alla fine è fare capire quello che
accade, ma senza intervenire troppo a fondo
sulla trama del testo fino a sfigurarlo
in qualsivoglia modo.
D
Mi sembra di capire quindi che non si può
modificare nulla del testo.
A Questo rimedio sarebbe peggio del male;
infatti non permettere che il testo prenda
il ritmo e la costruzione dell'italiano
non permetterebbe alla lingua di raggiungere
l'effetto finale desiderato, ossia la perfetta
comprensione del messaggio.
D
Sono confuso.
A Non è
facile in effetti; affrontiamolo da un altro
punto di vista per un momento. Qual è
lo scopo effettivo di una lingua?
D Comunicare?
A
Bene, e
quale effetto intermedio aspira chiunque
cerca di comunicare?
D
. Rimorchiare?
A
.
D
Scusa! Scusa
Non lo so.
A
Hrrrmmph! Per usare un espressione bruttina
"capirsi". Lo scopo del comunicare
è veicolare messaggi che tutti i
partecipanti allo scambio di informazioni
possano capire.
Se io dico a un tonto che è "de
coccio" il tedesco non capirà,
ma se il tedesco usa la sua espressione
non capirò io.
Il problema sta nella mediazione fra i due
aspetti; io non posso far dire ad un giapponese
"sei de coccio!", ma non posso
usare certo l'omologo giapponese!
A
parte che non so neppure quale sia.
D
Ergo?
A
Ergo troverò un espressione che suoni
leggermente più "sporca"(
riflettendo in questo modo la rusticità
dell'espressione originale) ma che sia in
un italiano accettabile. Potrei fargli dire
"testone"; tecnicamente non è
italiano perfetto, ma rende l'idea senza
essere troppo dialettale.
D
No, aspetta, io mi ricordo dei cartoni animati
in cui si usa il dialetto; mi viene in mente
Asterix!
A
Assolutamente, ma fa attenzione che quello
è un effetto scenico CERCATO e VOLUTO.
Non si può fare sempre, a volte funziona
e a volte no. A meno che tu non voglia convincermi
del fatto che in originale, ossia in francese,
i romani parlassero in romanesco
D
Non che mi risulti; ma che ci sarebbe di
male?
B
Scusate rispondo io a questo; Ti ricordi
del film "Viaggi di nozze"?
D
Quello di Verdone?
B
Esatto. Appena uscito nelle sale ci fu un
politico che disse che visto che era parlato
in romanesco doveva essere sotto titolato
per, cito a memoria, "I padani e il
resto dell'Italia".
D
(sorrido) Oddio! L'avevo rimosso! È
vero!
B
Uno dei telegiornali lo prese comunque in
parola; la sera stessa trasmise una scena
ridoppiata in bergamasco; secondo te quanto
poteva essere comprensibile?
D
Molto poco immagino.
B
Ecco quindi perché non si doppia
in dialetto a meno di non volere ottenere
un certo effetto; "Il padrino"
non avrebbe senso se i mafiosi non parlassero
in quel modo.
Il senso del film era infatti un analisi
della società mafiosa italiana nell'America
di quegli anni.
D
Il discorso è molto complesso, tiriamo
un po' le fila; traduzione visione, scelta
delle frasi, adattamento del testo, ostacoli
culturali, che rimane?
A
Ancora parecchio in realtà; se si
tratta di un cartone ambientato, per dire,
sulla luna, sarà opportuno controllare
i nomi dei crateri, per evitare scemenze
incredibili. Questo era solo un esempio,
ma se adatti un cartone sulla seconda guerra
mondiale, ammetterai che qualcosina sarà
bene saperlo?
D
Effettivamente.
A
Comunque, risolti tutta una serie di problemi,
di cui ti ho enunciato almeno i più
importanti, il testo è pronto per
essere spedito in sala e da li sono cavoli
del direttore di doppiaggio (sorride) Poveraccio.
D
Allora possiamo passare ai sotto titoli?
B
(sorride)Quando vuoi.
D
Passiamo ai sotto titoli!
B Spiacente
sono in pausa; qualcuno vuole un tè?
A
IO!
D
CON BISCOTTI!
Pausa
per il tè
D
(ingoiando l'ultimo biscotto) Allora, parliamo
dei sotto titoli; che differenze ci sono?
B Comincerei
col dire che, almeno in Italia, non è
un metodo molto usato, mentre in altri paesi,
come la Francia è una pratica molto
comune. Anche da noi comunque sta prendendo
piede, soprattutto da quando con il DVD
vengono aggiunti a tutti i film.
In realtà il discorso dei sotto titoli
rischia di essere brevissimo, infatti tutti
i problemi che A ti ha enunciato per quanto
riguarda il doppiaggio, li ritrovi pari
pari per i sotto titoli, con qualche vistosa
eccezione.
D Cioè?
B La prima,
e forse la più importante, è
che i sotto titoli non devono coprire il
movimento labiale o la voce di nessuno.
Questo significa che il discorso "Lungo"
e "Corto" viene molto ridimensionato.
Intendiamoci, non è che scompaia;
io non posso scrivere quello che mi pare
solo perché sarebbe la traduzione
più fedele, altrimenti il personaggio
finirebbe di parlare un paio di scene dopo.
D Quindi anche
qui c'è da limare?
B Parecchio
pure, anche perché i tempi di immissione
sono dati da una macchina che ha un codice
numerico molto preciso; sbagliare i tempi
è abbastanza bruttino
D
Questa è la prima differenza quindi;
esiste "Lungo" e "Corto",
ma non negli stessi termini. Altre differenze?
B
La seconda differenza ha a che fare con
il diverso impatto che una frase scritta
ha rispetto ad una frase ascoltata.
Il testo ha delle regole precise, punteggiature
e costruzioni che, se possono essere in
qualche modo eluse oralmente, non possono
essere eluse una volta scritte.
Ecco quindi che il testo viene costruito
in maniera leggermente diversa da quanto
si farebbe se stessimo scrivendo una battuta
per un doppiatore.
D
Bene; altre differenze?
B Bene o male
è tutto qua; questo spiega anche
perché sotto titolare un film o un
cartone comporti un sesto circa di tempo
di lavoro in meno di quanto ne possa "costare"
un doppiaggio completo.
D
Allora eccoci qua al momento topico. (sghignazzo
sadicamente) La domanda del secolo!
A
Ovvero?
B
Oddio, credo di saperla
D
Cosa è meglio? Doppiaggio o sotto
titoli?
(attimo di silenzio
e sguardi furtivi scambiati)
A
Comincio io?
B
Prego tesoro.
A Allora,
parlo a titolo del tutto personale, io penso
tuttora che non esista un sistema migliore,
ma solo diverse esigenze.
Per una volta, le esigenze non sono quelle
tecniche ma quelle dello spettatore; Cerchiamo
di capirci, che cosa vogliamo ottenere?
Se la comprensione ultima è lo scopo,
non vedo una grande differenza, se invece
è il risultato artistico allora il
discorso cambia e parecchio.
D
Cioè?
B Citaci
un cartone che semplicemente adori.
D
Errrr
. Facciamo un film? Facciamo
notte se no
B
(sorride) Se preferisci.
D
Hmmm
Facciamo "Tootsie"?
B
Quello con Dustin Hoffman, vero? Benissimo,
immagino che lui ti sia piaciuto, vero?
D
Immensamente.
B
E che la sua recitazione sia stata semplicemente
perfetta, vero?
D
Certo.
B
E qui ti volevo; come fai a dire che ti
è piaciuto come recitava se non lo
hai mai sentito parlare? Quello che tu hai
sentito parlare era Ferruccio Amendola (sempre
sia lodato) al massimo della forma, ma appiccicato
sulle immagini di Dustin Hoffman!
D
..
B
Capisci il problema? Se quello che si voleva
ottenere era farti godere appieno del film
allora mi sembra che il risultato sia stato
ottenuto alla perfezione, ma alla domanda
"com'era Dustin Hoffman?" tu non
puoi rispondere.
D
Effettivamente. Ma se avessi avuto i sotto
titoli?
A
Allora, probabilmente, avresti avuto il
problema inverso, ovverosia avresti visto
la VERA recitazione dell'attore o attrice,
ma forse avresti avuto molto meno immersione
nel prodotto e, come conseguenza definitiva,
forse te lo saresti goduto di meno.
B
C'è poi da considerare un altro problema.
D
Cioè?
B
Il linguaggio del corpo e la sincronizzazione
rispetto al linguaggio.
A
(annuisce) Brava, stavamo dimenticando.
D
Cioè?
B
Quando tu parli ogni tanto ti metti a gesticolare
no?
D
capita spesso in effetti.
B
Eppure io capisco che cosa intendi con quei
gesti perché ho un modulo linguistico
simile. Se io fossi un cinese non riuscirei
ad associare il gesto al concetto come invece
faccio ora. Ti ricordi quando ti dicevamo
che in India annuisci per negare? Eccoci
tornati al problema iniziale.
Se tu hai un film
Diciamo arabo, la
gestualità del personaggio avrà
senso solo nella misura in cui riesci a
farla coincidere con il testo e il suono
della voce.
Il suono particolarmente crea l'enfasi e
gli accenti sulle intenzioni e se in italiano
questi non corrispondono ecco che la gestualità
non viene recepita!
Il sotto titolo permette di salvare capra
e cavoli in un certo senso; con questo non
voglio dire che il doppiaggio non ci riesca,
ma alcune inflessioni della voce, che sono
proprie del modulo vocale di ogni singola
lingua vanno perse sicuramente.
Se tu ti vedi un film cinese, non capirai
mai quando uno è irritato, triste
o teso. Lo capirai solo se nel contesto
è importante che tu lo capisca e
se l'attore si impone di fartelo capire.
Le sottigliezze e le sfumature vanno perse.
A
Esatto. Attenzione, con questo non vogliamo
dire che con il sotto titolo tu le capisca
per divina volontà. Se tu non hai
le base culturali per capire un certo atteggiamento
fisico, non lo capirai e basta. Diciamo
solo che il sotto titolo aiuta in questo
senso. D'altro canto paghi in altre cose
per questo.
D
Ossia?
A Parlo
a titolo personale. Io ODIO i sotto titoli
perché devo passare il tempo a guardare
in basso per sapere cosa dicano. D'altro
canto non è che possiamo metterli
in altri posti, quello è il loro
posto. Il problema si ha in due momenti
precisi: il primo è quando le espressioni
creano la scena; hai presente quei dialoghi
serratissimi in cui gli sguardi sono tutto?
D
Me ne vengono in mente almeno una decina
A
Appunto. Allora, ti immagini perdersi le
espressioni perché devi leggere quello
che dice? Orribile.
Il secondo problema è squisitamente
tecnico. La zona dei sotto titoli è
quella dove tradizionalmente si mettono
le scritte con le traduzioni dei cartelli
importanti apparsi sullo schermo.
Somma dialoghi e cartelli ed ecco una piccola
folla di testi pronto a darti i mal di testa.
B Io preferisco
i sotto titoli
A A te ti faranno
santa amore, non conti.
D
Bene, con questo credo che abbiamo finito;
io vi ringrazio per il vostro tempo e per
la vostra ospitalità
A Figurati.
B Altre domande?
D Che c'è
per cena?
|