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Future
Film Festival, questo sconosciuto |
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Il
Future Film Festival è probabilmente la
più importante manifestazione italiana
dedicata alle tecniche di produzione utilizzate
in ambito cinematografico. Anteprime di nuove
serie televisive e i più recenti film d’animazione
vengono proposti ogni anno al fianco di corti
sperimentali e retrospettive riguardanti l’animazione
tradizionale, sia giapponese che occidentale;
con un occhio di riguardo verso il comparto artistico
e sempre attenta a cogliere le innovazioni che
ciascuna delle produzioni visionate propone al
panorama cinematografico digitale.
Giunta
ormai alla propria settima edizione, la tradizionale
manifestazione bolognese si propone come un appuntamento
di rilevanza internazionale, capace di catturare
l’attenzione di tutti gli amanti del cinema.
Beh, forse non proprio tutti... Complice una campagna
pubblicitaria pressoché inesistente, il
vostro baldo redattore si era completamente dimenticato
dell’evento!
Catapultatomi
a prenotare una manciata di biglietti in extremis
ed assicuratami la compagnia di un paio di indegni
compari, ho cominciato a fantasticare sull’orgia
cinematografica che mi attendeva. Già pregustavo
un doppiaggio italiano degno di questo nome, quando
la prima secchiata d’acqua gelida è
piombata a cancellare gran parte delle mie aspettative:
tutti i film che ci accingevamo a visionare sarebbero
stati sottotitolati. Qualcosa che, per la non
modica cifra di sette euro a biglietto, non mi
sarei onestamente mai aspettato.
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Hellsing
+ Gunslinger Girl |
| First
step: Capitol multisala. Giunti a destinazione senza
aver ancora digerito l’amarissimo boccone,
la seconda secchiata di acqua gelata ci raggela
il sangue: a causa di problemi di sincronizzazione
dei sottotitoli, la proiezione sarebbe slittata
“di alcuni minuti”, rischiando di farci
perdere la prima parte del secondo film, Steamboy.
Un pubblico irritato quanto noi riesce comunque
a strapparci un sorriso lanciando alcune frecciatine
estremamente taglienti (e difficilmente ripetibili
in questa sede) all'indirizzo dello speaker.
Finalmente si spengono
le luci. L’anteprima europea dei primi due
episodi di Hellsing, prodotto dalla Gonzo Digimation
e distribuito in Italia da Shin Vision, mi lascia
un’ottima impressione. Potete trovare una
completa recensione della serie sul nostro sito
e non mi mi soffermerò quindi su trama
e personaggi. Fortunatamente, il vampiro Alucard
non ha perso nemmeno un briciolo del carisma che
lo accompagnava nelle sue vicende cartacee; l’anime
sfoggia tinte rosse e nere, che conferiscono al
prodotto finale un’atmosfera riuscitissima
adattandosi perfettamente alla narrazione.
Terminato
Hellsing, comincia la proiezione di Gunslinger
Girl. Solo dell’anime però…
dei sottotitoli non vi è traccia! Persi
quindi altri dieci minuti per ri-sincronizzare
tutto, le luci si spengono nuovamente. Protagoniste
di Gunslinger Girl sono delle bambine, che lo
stato utilizza come spietate killer per liberarsi
degli oppositori e dei rivali politici. Segnate
dalla morte dei genitori, da una grave malattia
o da qualche altra disgrazia occorsa quando erano
ancora molto piccole, vengono tutte accolte dall’Ente
per il Benessere Sociale Italiano. Apparentemente
un’organizzazione umanitaria, questa istituzione
è in realtà un centro di addestramento
per killer professionisti; e in seguito ad interventi
volti a fortificare il corpo delle ragazze e a
far loro il lavaggio del cervello, le giovani
divengono infallibili strumenti di distruzione
agli ordini dello stato. Una trama sorprendetemente
interessante, coronata inoltre da un’ottima
realizzazione tecnica. Quel che delude dell’anime
e lo stile di narrazione scelto: denso e lento
nel susseguirsi degli avvenimenti, che rovina
in gran parte l’atmosfera di quello che
a mio parere si sarebbe potuta rivelare una delle
migliori produzioni di genere action degli ultimi
tempi.
Frequentissime sono inoltre le ripetizioni nel
corso dei primi due episodi: numerose sequenze
del primo, alcune molto lunghe, sono riproposte
nel secondo, lasciando alla narrazione si e no
una decina di minuti per proseguire e creare nuovi
intrecci.
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Immagini |
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Steamboy |
Usciti
in fretta e furia dal Capitol, ci dirigiamo verso
l’Embassy, sperando che il nuovo film di Katsuhiro
“Akira” Otomo (un kolossal da ventidue
milioni di dollari!) riesca a farci dimenticare
le delusioni della prima parte della giornata. Nonostante
la qualità mediocre dello schermo, siamo
rimasti incantati: quella di Steamboy è probabilmente
la pellicola che, al momento, racchiude la migliore
miscela di computer grafica e disegno tradizionale
mai vista in un lungometraggio.
Ambientato durante la rivoluzione industriale dell’Inghilterra
ottocentesca, il film narra la grande avventura
di Ray Steam, erede di una famiglia di famosissimi
scienziati da sempre dediti allo studio del vapore
come forza motrice, attualmente trasferitisi negli
stati Stati Uniti presso la fondazione O’Hara
per proseguire ed approfondire i propri studi. Le
disavventure del ragazzo hanno inizio non appena
questi riceve dal nonno Lloyd un pacco contenente
un globo misterioso: questo è in realtà
è un congegno in grado di produrre energia
pressoché infinita, all’interno del
quale è stata sigillata una pressione in
grado di alimentare un’intera città.
Da quel momento, Ray comincerà ad essere
perseguitato dalla fondazione O’Hara, maggiore
industria produttrice di armi al mondo, che desidera
utilizzare il globo in occasione dell’Esposizione
Universale di Londra per mostrare l’efficienza
dei propri prodotti ai capi di stato dei più
importanti paesi del mondo.
Sorvolando sull’indubbia qualità del
comparto grafico, ci troviamo di fronte ad una trama
un pò piatta: succede tutto quello che ci
si aspetta debba succedere e i colpi di scena sono
veramente pochi. Anche la morale di fondo sa di
già visto, con un Otomo che punta il dito
verso l'utilizzo indiscriminato del potere, ricordando
che siamo sempre noi a scegliere che uso fare del
nostro ingegno... |
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Immagini |
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SECONDA
PARTE |
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